La Tela di Penelope

Aneddoti e pensieri

giovedì, agosto 10, 2006

Architetti Interdetti

Ebbene sì. Ci sarò passata centinaia di volte per quella strada. Con ogni mezzo possibile. E vi giuro, non l’avevo vista mai. Così, l’altro giorno, mentre pedalavo zigzagando con la mia vecchia Delorian per il paese, mi scappa l’occhio verso la mia sinistra, al di là della strada, una casuale curva orbitale e ci rimango secca. Freno e spalanco la bocca. Mi è venuto quasi da ridere quando l’ho vista, giuro. E dopo la parabola i miei occhi le sono rimasti appiccicati che facevo fatica a staccarceli. Non che fosse bella, questo no. Diciamo che ha del fascino, ecco.
Per darvi una spiegazione semplice e razionale prima di svelarvi il mistero, quella casa in mezzo al paese faceva lo stesso effetto che secondo me fa la Tour Eiffel nel centro di Parigi. Sembra che ce l’abbia messa lì un Dio o che ne so, e che poi se la sia dimenticata. Magari prima di entrare in bagno l’ha appoggiata un attimo con la promessa di ricordarsi di portarsela via una volta uscito, e poi, invece gli è passato di mente. Così eccola lì, da anni, la Tour.
Stessa cosa questa casa che ho visto. Doveva essersi nascosta da tempo immemore dietro ad un foltìo di alberi, quella furbacchiona. Strano esperimento di mutagenesi, non c’è che dire. Non c’era un solo pezzo fuori posto. Se siete stati a Gardaland, nella casa di Merlino, forse potete anche riuscire a farvi un’idea. Certo, vederla è un’altra cosa.
Dunque immaginatevi un prato come tanti, una provincia come le altre e in centro, quello strambo giocattolo atemporale. Io, appostandomi al cancello di metallo fumè, mi aspettavo quasi di vederci uscire Harry Potter, dal portone principale. Da un momento all’altro. Mura bianche e irregolari, il tetto come quello di certe case della campagna londinese, nero e piatto nella parte più alta, una grande torre ad un angolo, con soffitto a punta e bandierina, una torre con tutte le caratteristiche distintive di una torre: finiture dentate, spioncini dall’alto e in più un grosso scivolo spiroidale che l’attraversava in tutta la sua altezza. Grande, molto grande. Un pò kitsch se vogliamo, ma degna di nota. Riuscita nel suo intento, diciamo.
A me piace immaginare, che l’architetto che la progettò, avesse deciso sin dal primo disegno, anche la sua spettacolare entrata in scena. Tenetela nascosta per anni, e poi un giorno, quando la gente sarà pronta, solo allora, sarà qui che gli si fermerà lo sguardo. Che dire? Ci è riuscito.