Un venerdì sera qualsiasi.
Immaginate una stanza da bar. Riempitela di gente che parla ad alta voce, che ride, che litiga, che strepita, che si muove, che fa stridere le sedie sul pavimento, che rovescia bicchieri, che canta spesso fuori tempo con la musica, che fa la fila fuori dalla porta del bagno. Bene. Ora che la vedete immaginatevi la piccola caposala, intenta come una giovane sarta nel rammendare la sua tela, che fa la spola da un tavolo all'altro, prendendo ordini, portando vassoi, pulendo tavoli, recuperando sedie, sorridendo alle battute stupide dei clienti. Seguitela nel suo percorso studiato e razionale dell'ordine e poi fermatevi con lei, in un momento di pausa, con le braccia aggrappate sull'alto bancone ed il mento appoggiatovi sopra. Da lì si vede una parte nascosta del locale, tra l'asse orizzontale del banco e quella perpendicolare di una trave di legno.
Ora allontanatevi, ed osservatela nell'angolazione perfetta in cui riuscite ad avere lei di fronte a voi e l'oggetto del suo sguardo alla vostra destra.
Sorride e guarda davanti a sé. E ciò che guarda è semplice e complicato come la vita stessa. Sorride e il suo sorriso ci porta due metri più in là, verso una giovane coppia di fidanzati, seduta in un grosso tavolo di amici baccanti. Avranno sì e no ventitrè anni. Lei sembra una bambina, nei suoi abiti semplici, nei capelli raccolti, nel piccolo viso pulito. Lui, ha negli occhi la luce di chi non ha ancora visto niente ma che in fondo niente gli importa vedere. Si amano, è innegabile. Senza trucchi, senza inganni. E più li guardi e più capisci il sorriso della caposala. La musica sembra abbassarsi, il rumore tende a sopirsi, l'atmosfera si rende appositamente sospesa. Lui le accarezza il viso, lei chiude gli occhi. E' felice. Sono felici. Poi lei lo bacia sul collo e lì rimangono, per un tempo incalcolabile. Forse vicino all'eternità. Non c'è più rumore ora, il tempo si è fermato attorno a loro. Noi, la caposala, il mondo intero. Finchè i due si ricordano di trovarsi in compagnia, e allora riprendono la propria postura e bevono dal bicchiere di fronte a loro.
Ed è qui che che la stanza riesplode di suoni, di voci, di chiacchiere e di minuti a correre lontani.
La caposala prende in mano il suo taccuino con la penna e si gira verso la sala piena di gente. Ha uno sguardo indecifrabile sul volto, ma ancora sorride. Chissà che cosa le si sarà mosso, dentro.


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