La Tela di Penelope

Aneddoti e pensieri

domenica, maggio 25, 2008

CAPITOLO PRIMO- intro -

Il cinese guardò la donna, senza dire niente. Lei leggeva e giocherellava con una gomma da masticare, tenendo la bocca semiaperta. Tipico suo. Lo faceva di continuo.
Era enorme, un gigantesco rotolo di zucchero filato rosa che si stagliava sulle pareti di velluto.
Aveva quasi paura a chiederle cosa ne pensava. La sua espressione non tradiva di certo un qualunque pensiero. Si era truccata molto quella sera. Non che non lo fosse nelle altre occasioni in cui si erano visti, ma sembrava avere così tanto mascara sugli occhi e rossetto sulle labbra da sembrare un fenomeno da circo. La donna cannone che fa anche il clown, quando manca il clown.
"Come si chiama?" gli chiese senza guardarlo.
Il cinese si sentiva sempre un pò a disagio in quel posto, pieno di porte, di specchi e di velluto vermiglio. Quando usciva gli sembrava di ricominciare a respirare. Quasi fosse stato in apnea. Eppure ogni settimana tornava da lei e non mancava mai di completare al meglio il suo lavoro.
"Maya, penso. Ma non ho ancora capito con esattezza se...".
"Maya ..." lo interruppe lei "Non male".
La cicciona piegò la lettera in quattro e la mise sul tavolo, di fronte al cinese. Aveva le unghie lunghe, laccate di fuxia. Lo fissava dal suo metro e ottanta.
Lui non vedeva l'ora di andarsene. Ma non era sempre stato così.
"Avrai i tuoi soldi quando avrai finito il lavoro. Come al solito. Ora vattene. Ho da fare" gli disse slacciandosi la vestaglia di satin rosa e scoprendo il suo poderoso seno matriarcale.
Il cinese si inchinò, come gli avevano insegnato i suoi genitori, unendo lievemente le mani. Segno di commiato e di cortesia.
"A presto" le disse senza guardarla in volto. 
Lei sparì chiudendo la porta alle sue spalle, e lui se ne andò dall'ingresso principale, tirando un  profondo respiro di sollievo. 
"Sono fuori. Un'altra volta" pensò.