Senza parole
Stamattina lezione di storia dell'arte, professor Corradini, anziano critico d'arte con poesia incorporata nell'animo. Tra un Picasso ed un Moreau, tira fuori dal cappello magico una storia, una delle tante storielle con cui ama condire le sue variegate lezioni: è tratta dalle "Cosmicomiche" di Calvino. Io ho l'ho sempre amato, Calvino, premetto. Da Marcovaldo sino a Una notte d'inverno un viaggiatore. Ha un che di francese, di Felliniano. Ha una fantasia inarrestabile e visionaria. Bene. Il professore, con gli occhi lucidi estrae dalla sua memoria la storia della moglie di un comandante, innamorata però del sordo della città. Una persona con qualcosa di meno, l'udito, ma nel contempo con qualcosa di più, la capacità di saltare sulla luna con una capriola e recuperare il cibo per la città, nient'altro che latte condensato, che consentirà a tutti di andare avanti fino al prossimo riavvicinamento satellitare. Ci va con una capriola, il sordo, e con una facilità che è di una bellezza sconcertante. Un secondo e lui è là, dove gli altri non sanno arrivare. Dunque dicevo, che la moglie del comandante se ne innamora follemente, non vede che lui, lui che invece non ha occhi che per la luna. Il sordo non la amerà mai se tutto il suo sguardo, se ogni sua attenzione si rivolgerà costantemente alla luna. Così lei aspetta e pensa, e quello che pensa è forse più bello, più triste, più perfetto delle capriole del suo amato: lei, decide di saltare sulla luna e di restarci, per sempre, cosicchè il sordo, guardando la luna, guarderà finalmente anche lei.
Io sono rimasta senza parole.
Io sono rimasta senza parole.


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