Quattro del mattino
Ti voglio portare con me di ritorno da un concerto, su un'autostrada deserta vestita di nebbia in mezzo a terre mai viste ed ora invisibili. Voglio portarti al termine di questo viaggio diritto, nell'interno della notte, con le note di un basso sparate nelle orecchie e i cartelli stradali che sbucano come apparizioni ai lati della carreggiata. Tre ore messe una accanto all'altra finchè il bianco inizia a diluirisi, la strada a salire, il paesaggio a spogliarsi in modo lento e curato, come una signora anziana ai piedi del suo letto di vedova. Vorrei condividere con te la gioia di queste curve buie tra alberi e colline fino allo snodo cruciale in cui lo sguardo si blocca, come rapito, e le ruote sterzano in modo brusco, quasi per errore, su uno spiazzo di sabbia al lato sinistro della strada. Tenendoti per mano voglio portarti in piedi davanti a un vuoto nero di velluto, capelli fluidi di un'amante orientale che si accendono sulle punte di bianco e di arancione, immersi nel latte d'acqua della coperta di nebbia che avvolge la città sullo sfondo. Un'aurora boreale ribaltata, specchiata sulla superficie della terra. Una lingua di vapore colorato, un tramonto inverso, un'incisione fluttuante nel centro del vuoto. E attorno la quiete di una notte senza automobili, senza luna, senza vento, racchiusa nello spazio del sonno. Immagina solo il respiro, lo scricchiolio della ghiaia sotto le suole, lo sfiato di fatica che spegne del tutto l'automobile e la rende silenziosa. Perchè è in questo silenzio accennato che vorrei portarti ad alzare lo sguardo verso l'alto, su uno strazio stellato che tutti i poeti e gli scrittori hanno tentato invano di descrivere con la consapevolezza, una specie di morte nel cuore, di non poterci riuscire mai. Non le hanno ancora inventate le parole per descrivere quella cosa lì. Quel numero infinito di spilli luminosi che sbucano palpitanti nella calda coperta della notte. Uno squarcio puntiforme in una latta densa di petrolio.
Ti voglio portare con me fin qui, fino a questo pezzo di terra dispersa, con la testa piegata verso l'universo e le lacrime, bellissime, a scorrere fiere fin dentro al collo, umili di vita, lacerate dalla bellezza di quest'ora d'autunno inoltrato. Ti voglio stringere la mano fino al ritorno, fin sotto le lenzuola, fino alle prime luci dell'alba che ci sorprenderà diversi, giusto due scalini più su.


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