FoglieFragili
La strada che faccio sempre, quasi ogni notte di ritorno verso casa. La faccio al buio a sprazzi di lampione. La faccio cantando e muovendo l'automobile senza cura, con disattenzione. Tanto a quell'ora, con i due gradi che affligono l'aria, in giro non c'è mai nessuno. Solo qualche faro sparuto, qualche guardia notturna come briciole in un piatto a fine pasto.
Perchè è inverno, ma sugli alberi ci sono ancora le foglie appese con le ultime dita. Sembrano spaesate, congelate nell'atto di invecchiare. In attesa del tempo, del vento, di qualcosa. Alberi bellissimi nello spoglio di una stagione. Dovreste vederli.
Stavano lì anche questa notte, le foglie. L'ultima tremante resistenza. Aggrappate, facendosi forza sotto la luce di un lampione arancione al di là di un curva dolce della strada, una di quelle che accompagnano le ruote come un passo di danza. Tante, tantissime foglie. Stessa forma arrotondata, stessa fragile vibrazione tra il ramo e la testa, stesso colore del sole che a vederlo nel buio pare quasi un miracolo. Io ci sono arrivata con un pezzo di Goran Bregovich nelle orecchie, mani sul volante, testa appoggiata mollemente sul sedile, piede che automatico ha pigiato sul freno allo scattare del rosso. Ignara di ciò che mi aspettava.
E in quei pochi metri, nello sfiato della frenata e della luce solitaria del lampione, ad essere proprio attenti avreste potuto anche sentirlo lo sparo del via. Quel rumore secco che decreta la partenza. Poiché in quel preciso ritaglio del tempo il vento ha donato a quelle foglie una morte elegante, leggera e rotonda. Una fine silenziosa e lieve. Ecco sì, lieve. Una cascata al ralenti sopra la trasparenza stupita del mio parabrezza, dove ci ho incollato gli occhi e appoggiato un sorriso di riconoscenza. La bellezza di una morte collettiva e la sincronia di uno spettacolo privato, nel ricamo esatto di uno stop.
Pareva pensato per me. Una cupola dorata, un omaggio solitario. Una pioggia delicata, frammenti bruciati in una carezza dell'aria, centinaia di piccole foglie che in una nuvola scendono e si appoggiano fioche sulla lingua grigio piombo dell'asfalto. La scena perfetta di un film perfetto.
Il mio regalo di Natale. Eccolo.
Non avrei potuto chiedere di meglio.


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