Che tanto vi basti
Dovete provare ad immaginarvi un filo. Un filo lunghissimo, trasparente, tenace. Un filo che potrebbe pescare balene se queste si pescassero con un filo. Dovete cercare di immaginavelo mentre si dilunga nell'aria e si tuffa tra gli oggetti, tutti, senza badare a forme e colori. Un filo che oltrepassa gli ostacoli, la pioggia, la terra, i giorni e collega la testa di uomo a quella di una donna. Non due bambini, non due ragazzi, bensì un uomo e una donna. Non so chi l'abbia deciso, ma è di questo che si tratta.
Ora prendete un film. Anzi no, qualcosa che non ha la pretesa di essere un film perchè è un po' più corto di un film, ma che alla fine è come se lo fosse, un film. Lo trova lei per prima. Come si trovano funghi in un bosco, così per caso, curiosando tra le foglie. E quando lo trova il filo vibra e le tende i capelli, come se una fonte elettrica glieli sollevasse dalla cute. A lui, manco a dirlo, ci pensa subito. Così attraverso il filo la donna conduce da lui questo film, questo pensiero, questa poesia che ne è certa, lui solo può capire allo stesso modo in cui lei l'ha intesa. Ed è allora che lui la chiama.
Questo è il miracolo, la definizione esatta del filo, il suo svolgersi placido e tranquillo nel tempo e nello spazio.
Questo è il miracolo, la definizione esatta del filo, il suo svolgersi placido e tranquillo nel tempo e nello spazio.
“Adesso tu lo vedi con me” le dice lui. Una videochiamata. Una cosa da tutti i giorni. Una cosa che potrà sembrarvi priva di fascino e che in effetti si fa anche fatica a raccontarla, ma aprite bene le orecchie e ascoltate meglio che potete, insomma sentite qua.
Adesso tu lo vedi con me, dice lui come se fosse la cosa più naturale del mondo. E si capisce che la questione, così per come è messa non può che risultare impossibile. Ma non è questo. Non è guardare un film insieme. No. E' qualcosa di più.
Mi spiego meglio.
Riprendete tra gli occhi quel filo, teso a lunga distanza tra le loro teste, che passa monti, valli e strade trafficate, negozi di pellami e pescherie, cartelli stradali, bambini che tornano da scuola, quotidiani, supermercati e panini al prosciutto. Osservatelo bene mentre lei risponde con un sorriso:
“Ok”.
Sono certa che lo vedete ondeggiare su quelle due piccole lettere appena sussurrate. E che vi pare fiducioso, sereno. Ecco. Tenete ferma la rilassatezza di quel filo, la sua tranquillità. Bravi.
Dunque ora immaginatevi questa donna che guarda quest'uomo che guarda questo film. Cercate di raccimolare come briciole su un tavolo queste insolite direzioni. Lei che lo guarda negli occhi mentre lui assorbe le immagini che lei stessa gli ha passato, una dopo l'altra. In silenzio. Non è uno sguardo comune, questo. Non è un collegamento diretto. E' qualcosa di più intimo, di più condensato, di più impastato di un semplice incrocio di sguardi.
E' una concessione d'animo. Ecco cos'è. Un regalo inviolabile. Un lusso sfrenato. Un trapasso sacro su un filo. Un qualcosa che alla fine non mi è riuscito nemmeno di spiegarvi a parole, ma chissenefrega. C'è. Sta in quegli occhi. In quel filo. Mica può starci tutto in un foglio.
Che pretese.


1 Comments:
...mi ricorda il filo rosso di Dolls...
(Zucca Amara)
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