La Tela di Penelope

Aneddoti e pensieri

mercoledì, gennaio 09, 2013

Santa Lucia


A Lorenzo, con cui e' cosi' facile tornare bambini.

Tutto inizia con una letterina indirizzata a lei e appoggiata fuori dalla finestra, sotto un sasso o un vasetto di marmellata, che il vento non se la porti via, che sia lei a trovarla e a leggerla. Arriva di notte, su un carretto volante trainato da un asino. Lei e' cieca, l'asino ha occhi per due. Prende la letterina e ti lascia il sasso. Non puoi vederla mentre suona il campanello fuori dalla finestra di camera tua. Tu devi solo strizzare gli occhi e dormire. Concentrarti e dormire, o almeno fare finta perche' i bambini buoni vanno a letto presto e non fanno i capricci quando al mattino si deve andare a scuola.
Quello che le chiedi e' un castello dei Lego, una bicicletta nuova o un dolce forno Harbert. E caramelle, tante caramelle perche' hai fatto tutti i compiti e sei stato obbediente ed ora e' il tuo momento. Il tuo amico Alberto l'ha vista una notte spiare dalla finestra, la tua compagna di banco, Elisa, dice di aver trovato un pezzo di velo azzurro sotto il suo letto, il tuo vicino di casa, Marco, e' sicuro che l'asino sia marrone come le castagne, l'ha visto lui con i suoi occhi. A te invece, che la immagini tale e quale alla Madonna, e' bastata l'ombra del carretto dietro le tende per riuscire a credere all'impossibile.
Perche' e' di questo che si tratta:  credere senza darsi spiegazioni. Credere e basta, che sia possibile scrivere alcuni desideri sulla carta e una poi te li porti, giusto quelli che avevi chiesto e che lo faccia con tutti i bambini, in una notte sola. Non ti chiedi come sia possibile. Ci credi e basta. Te lo hanno detto la mamma e il papa' come tutte le cose fino a quel momento. Pertanto non hai motivo alcuno di dubitare.
Cosi' la notte tra il 12 e il 13 di dicembre fingi di dormire, ma alle nove di sera lo sai gia' che non ce la farai mai. Il caffe' per lei l'ha preparato la mamma, la farina gialla per l'asino pure. E tu sotto le lenzuola con gli orsi, non dormi. Hai gli occhi chiusi, chiusissimi, ma niente. E' troppa l'agitazione, troppa l'emozione, troppa la curiosita'. Cosi' tanta che alle cinque sei in piedi, a tirare il pigiama al papa', che ti accompagni di la' che non ce la fai piu' a trattenere l'entusiasmo, manco fosse pipi'. Allora il papa' si alza, la mamma pure, ti aprono la porta della cucina e tu spii dietro di loro, nel chiarore della lampadina ad incandescenza al centro della stanza. Spii ad occhi sbarrati il miracolo, che ha la forma di una bicicletta rossa e di una gelateria Harbert, perche' i dolci forni erano finiti tutti, ma va bene cosi'. La farina gialla e il caffe' sono spariti, la finestra e' stata richiusa, i brillantini e le stelle filanti dormono su quello che lei ha toccato ed e' tutto cosi' bello che vorresti rimanere li' per sempre, senza spostare niente, senza che la luce del giorno cambi il miracolo che la lampadina ha fatto sotto i tuoi occhi. Ed e' quella la felicita'. Sperare che cio' in cui credi esista e vederlo poi e toccarlo con mano.
Quel che vorrei chiedervi percio' e' di continuare a ricamare le prime settimane di dicembre con la magia, come avete fatto sino ad ora, affinche' i bambini possano crederla possibile. Anche dopo, anche una volta cresciuti.
Perche' il mondo ha bisogno di gente che creda nei miracoli e che abbia occhi allenati per vederne sempre un po'. Ovunque.