Io non sapevo cosa fosse la bellezza prima di vedere lei.
Milano, oggi pomeriggio. Prendi il tempo e immaginatelo come una serie di passi. Non è difficile, entrambi si muovono nello stesso modo all'interno dello spazio.
Bene, il primo passo è sul marciapiede, una sottile lingua d'asfalto che puzza degli anni nostri, di quelli che stiamo vivendo ora, che ti lascia nel naso l'odore della strada, dell'inverno che è già qui.
Il secondo è ai piedi di un vecchio palazzo color ocra, un'intera facciata di finestre che si tuffano su stretti balconi ingrigiti. Da uno degli appartamenti scendono verso il basso dei ciuffi di carta stagnola che hanno la consistenza cruda degli anni Ottanta. Spaventano i piccioni mi diranno poi.
Il terzo passo è nel cuore del palazzo, sui pavimenti lucidi che parlano di bambini con i pattini a rotelle quando i lacci erano ancora di cuoio e fuori le manifestazioni per i diritti civili erano ormai cosa comune.
Il quarto passo è sulle scale alla tua destra. Se guardi in alto il cono del corrimano sembra non finisca più. Dietro di te invece l'ascensore sospira. Ha nostalgia della grande guerra come certi vecchi, che quando ne parlano hanno le lacrime agli occhi come se la vita, l'unica vita che possano dire di aver davvero vissuto fosse quella là e poi nient'altro.
I passi successivi vanno veloci a ritroso nel tempo, cinque e sei passano il primo piano, sette e otto si fermano al secondo per osservare una targhetta d'ottone su cui c'è scritto "Avanzi" perchè per un momento hanno letto "Avanti", ritrovandosi infine con il nove al terzo piano, di fronte ad una porta anonima di legno scuro.
Il decimo passo è di fronte a lei, nel di lei appartamento. E lì ti rendi conto di una cosa, una cosa semplice e spiazzante come un'ovvietà. Lì, sul tuo decimo passo capisci che non sapevi cosa fosse la bellezza prima di vedere lei. E qui il tempo decide di farsi una pausa. Così, senza avvertirti, si ferma. Entri, saluti e respiri l'aria di quegli anni che ti è dato la possibilità di viverti oggi. Sei in uno stretto corridoio. Due metri, non di più, illuminati da una piccola applique di vetro smerigliato dalla luce gialla. La carta da parati ha un qualcosa che ti ricorda l'interno di quei vecchi bauli da viaggio che si vedono nei film, color crema con disegni sottili e quasi invisibili. Lei ti dice di seguirla nella stanza accanto e ti fa strada sfiorando un vecchio specchio senza cornice, con macchie scure sugli angoli. C'è della musica in sottofondo. Lontana ed esotica, ha il tono rilassato che potrebbe avere la pelle sudata di una regina sotto uno strato di borotalco bianco. Sono gli anni venti della ricostruzione quelli. Poche cose, colori tenui, grandi scatole di pelle e cartone con le fibbie di metallo, strani oggetti di legno ingrigito e poi cappelli, di ogni foggia e colore. Sì, perchè lei è una cappellaia e tu sei nel suo regno, completamente rapito.
Sedotto, saziato e con spiccati slanci di promiscuità, ti vien persino voglia di fumare anche se è una cosa che non fai mai. Ma chissà perchè sembra essere l'unica cosa che manca in quella stanza. Per il resto tutto ha una collocazione esatta, come le sue mani che toccano i tessuti e ti passano oggetti di una bellezza imbarazzante.
"Li fai tu?". Domanda idiota.
"Sì, li faccio io" ti risponde nascondendo i grandi occhi scuri sotto la frangia nera, lucida come la criniera di un cavallo arabo. Ha labbra rosa e bellissime il suo sorriso. Lei, Valentina, è una donna d'altri tempi. Di quelle che si vedono sempre meno.
Così, mentre scegli il regalo che cercavi parlate di voi, di quello che fate, lasciandoti sfuggire distrattamente il silenzio come un bambino farebbe con un palloncino, tanto che un pò te ne rammarichi perchè qui nessun'altro ingrediente sarebbe stato più azzeccato. Il silenzio, lei e quella stanza.
Ma te ne accorgi solo dopo, quando sei a centoquaranta allora sulla colata grigio piombo della strada e il tempo che ti appartiene, quello dei tuoi giorni, è di nuovo in macchina con te per ricordarti che la vita non si ripete mai e che è proprio questa la sua accecante bellezza.

