Piacere di conoscerti
Bianco su nero, esattamente il contrario di come scrivo ora. Così si è presentato la prima volta mio nipote. Un pesce deformato dal vetro di una boccia, dalla profondità dell'acqua, dalla riflessione ambigua della luce. Ha aperto le dita, dieci, tutte, le ha aperte e le ha richiuse più volte. Stupito, ammirato, sconvolto da quella scoperta inaspettata del saper muovere le mani al solo pensiero. Era chiaro che ci voleva salutare.
Bianco su nero ha aperto gli occhi e ci ha guardati, tutti e tre, l'odore della pelle di mia sorella riempiva di gioia la stanza intera mentre ancora non riuscivo a credere alla meraviglia, al miracolo, di un vita dentro un'altra vita. Il fiore sopra cui si formerà il cervello, i piccoli femori come due linee bianche dritte in mezzo al buio, le mani, ancora le mani che galleggiano e raggiungono il viso, il ventre morbido e accogliente che l'ha così tanto desiderato, quella stanza impersonale e piena di libri, il sorriso del medico e la sua impassibile compattezza professionale mentre mia sorella si riveste e si porta una mano tra i capelli e poi la lascia ricadere sulla pancia.
E' simile all'odore della primavera quando si infila nel freddo di febbraio, il profumo della maternità.
Chissà come sarà il tuo, la prima volta che ti prenderò in braccio e ti bacerò la testa.
Ti confido che non vedo l'ora.

