La Tela di Penelope

Aneddoti e pensieri

sabato, luglio 23, 2011

Quando ancora le gambe penzolavano nell'aria

Quand'ero piccola la domenica mattina voleva dire Messa. Quella delle nove a voler essere precisi. La chiesa era piccola, poco distante da casa, giusto un centinaio di posti. La raggiungevamo a piedi, che ci fosse il sole o che piovesse. Per me, miscredente in missione segreta fin dalla nascita, andarci, sedermi sui banchi di legno scuro ad osservare, era un po' come essere al cinema a vedere per la milionesima volta lo stesso film. Una sorta di rito, una prassi, alla fine un pretesto. Che poi al cinema non mi ci avevano nemmeno mai portato. Perciò per me era quello il cinema. Con il prete, l'altare, gli affreschi, gli ex-voto e tutto il resto.

Mi sedevo accanto a mia madre e facevo ballare le gambe nello spazio compresso tra il culo e il pavimento, e stavo a guardare tutte quelle persone rivolte verso l'altare che ascoltavano gli incipit dell'attore protagonista e a tratti intonavano qualche pezzo corale che poi mi rimbalzava in testa fin dentro il pomeriggio. Io cantavo e pregavo in playback, come quando guardavo Grease in Tv. In prima fila c'erano sempre le stesse vecchie, tre, magrissime, rannicchiate, con il velo di vedove calato sugli occhi e le mani a nido avvolte come fazzoletti attorno ai rosari di pietra. Le loro voci tremolanti davano il La. Le si aspettava per dire, al momento dell'Osanna. Poi mi ricordo un omone sulla quarantina. Anche lui alla prima delle nove non mancava mai. Partiva sempre in ritardo con le parole dei salmi, non aveva orecchio musicale lui, ma la sua voce teneva giusto tutti gli altri sulla corda della stonatura. Se mancava una domenica, quella domenica non ci si divertiva.

Alle volte mi perdevo tra i capelli della persona che avevo di fronte, come un pidocchio, su e giù tra i riccioli della signora in seconda fila. Altre volte mi immaginavo equilibrista ginnasta impegnata nel volteggio tra le panche. Altre ancora mi divertivo a dribblare i fedeli in coda per la comunione perchè lì mia madre non poteva permettersi di sgridarmi. Al massimo poteva portarmi fuori, che poi era quello che volevo fin dall'inizio. Però, il momento che più di tutti preferivo era la benedizione finale. Andate in pace, Amen. E la pace era giusto dietro l'angolo, all'edicola dove la mamma, se ero stata buona, mi comprava l'ultimo numero di Topolino.


lunedì, luglio 18, 2011

Tieni presente che

-Il veleno più pericoloso è quello che piace-

mercoledì, luglio 13, 2011

Ode al disfacimento della corteccia cerebrale

"Perchè la realtà non arriva mai dove può spingersi l'immaginazione.
Perchè l'unica frontiera che ci rimane è il mondo dell'intangibile, le idee, le storie, la musica, l'arte.
Perchè una spugna di mare non ha mai giornate no.

E alla fine, comunque andrà, non sapremo da che parte stava la ragione"

S.A & C.P
in ensemble

giovedì, luglio 07, 2011

Il regalo di Morfeo

Succede che ti accasci. Non è che proprio ti addormenti perchè sei talmente stanca e dolorante e senza un sonno onesto alle spalle da giorni ormai, che alle 18:30 di questo tardo pomeriggio ti appoggi sul cuscino e chiudi gli occhi. E' lì che accade. Tra i pensieri, le cose da fare, le cose da non dire, la fissa della cena, proprio lì s'infila un sogno di quelli talmente puliti che quasi li puoi toccare. E hai tra le braccia qualcosa di voluminoso ed è un pomeriggio caldo e il sole sta tramontando. Apri un piccolo cancello, sei felice, ci sono gli amici che ti aspettano. Chissà poi se sono tuoi quegli amici. Ma tu sei arrivata con qualcuno davanti a te che apre la strada sul vialetto e sul giardino verde alla tua destra dove vedi facce note, saluti. Un sorriso ricamato in bocca. Una donna ha un bambino in braccio, è mora, bella e non ricordi chi è, un amico ha un'espressione disagiata, e tu domandi dove puoi appoggiare quello che hai portato e in un attimo c'è anche lui e allora ti avvicini perchè c'è stato qualcosa di doloroso tra voi, ma non vuoi trascinartelo dietro come la bava di una lumaca. Perciò lo raggiungi e lo fa anche lui e tra un bacio su una guancia e l'altro la gente attorno sparisce, entra in casa, soccorre i nuovi arrivati e le vostre labbra come avessero occhi decidono di fermarsi a pensare, di prendersi del tempo. Lui sfiora la superficie delle tue da destra a sinistra e poi sta lì, appoggiato a te, amandoti finchè ti svegli, finchè lo puoi sentire. Ed è quello ciò che ti rimane da mettere in valigia una volta tornata ad occhi aperti su camera tua. Quel pieno voluminoso fatto d'aria. Da nascondere nel doppio fondo, che nessuno lo trovi, che non ti venga rubato mai. Il regalo che Morfeo ha pensato oggi per te.

mercoledì, luglio 06, 2011

Grumi di polvere

Stamattina mi hai regalato la rabbia necessaria per alzarmi dal letto.
Grazie. Non credo ce l'avrei fatta altrimenti.