La Tela di Penelope

Aneddoti e pensieri

sabato, ottobre 31, 2009

Un venerdì sera qualsiasi.

Immaginate una stanza da bar. Riempitela di gente che parla ad alta voce, che ride, che litiga, che strepita, che si muove, che fa stridere le sedie sul pavimento, che rovescia bicchieri, che canta spesso fuori tempo con la musica, che fa la fila fuori dalla porta del bagno. Bene. Ora che la vedete immaginatevi la piccola caposala, intenta come una giovane sarta nel rammendare la sua tela, che fa la spola da un tavolo all'altro, prendendo ordini, portando vassoi, pulendo tavoli, recuperando sedie, sorridendo alle battute stupide dei clienti. Seguitela nel suo percorso studiato e razionale dell'ordine e poi fermatevi con lei, in un momento di pausa, con le braccia aggrappate sull'alto bancone ed il mento appoggiatovi sopra. Da lì si vede una parte nascosta del locale, tra l'asse orizzontale del banco e quella perpendicolare di una trave di legno.

Ora allontanatevi, ed osservatela nell'angolazione perfetta in cui riuscite ad avere lei di fronte a voi e l'oggetto del suo sguardo alla vostra destra.

Sorride e guarda davanti a sé. E ciò che guarda è semplice e complicato come la vita stessa. Sorride e il suo sorriso ci porta due metri più in là, verso una giovane coppia di fidanzati, seduta in un grosso tavolo di amici baccanti. Avranno sì e no ventitrè anni. Lei sembra una bambina, nei suoi abiti semplici, nei capelli raccolti, nel piccolo viso pulito. Lui, ha negli occhi la luce di chi non ha ancora visto niente ma che in fondo niente gli importa vedere. Si amano, è innegabile. Senza trucchi, senza inganni. E più li guardi e più capisci il sorriso della caposala. La musica sembra abbassarsi, il rumore tende a sopirsi, l'atmosfera si rende appositamente sospesa. Lui le accarezza il viso, lei chiude gli occhi. E' felice. Sono felici. Poi lei lo bacia sul collo e lì rimangono, per un tempo incalcolabile. Forse vicino all'eternità. Non c'è più rumore ora, il tempo si è fermato attorno a loro. Noi, la caposala, il mondo intero. Finchè i due si ricordano di trovarsi in compagnia, e allora riprendono la propria postura e bevono dal bicchiere di fronte a loro.

Ed è qui che che la stanza riesplode di suoni, di voci, di chiacchiere e di minuti a correre lontani.

La caposala prende in mano il suo taccuino con la penna e si gira verso la sala piena di gente. Ha uno sguardo indecifrabile sul volto, ma ancora sorride. Chissà che cosa le si sarà mosso, dentro.


Eterna Presenza

Non importa che non ti abbia,

non importa che non ti veda.

Prima ti abbracciavo,

prima ti guardavo,

ti cercavo tutta,

ti desideravo intera.

Oggi non chiedo più né alle mani, né agli occhi, le ultime prove.

Di starmi accanto ti chiedevo prima,

sì, vicino a me, sì,sì, però lì fuori.

E mi accontentavo di sentire che le tue mani mi davano le tue mani,

che ai miei occhi assicuravano presenza.

Quello che ti chiedo adesso è di più,

molto di più,

che bacio o sguardo:

è che tu stia più vicina a me,

dentro.

Come il vento è invisibile,

pur dandola sua vita alla candela.

Come la luce è quieta,

fissa, immobile,fungendo da centro

che non vacilla mai

al tremulo corpo di fiamma che trema.

Come è la stella,

presente e sicura,

senza voce e senza tatto,

nel cuore aperto, sereno, del lago.

Quello che ti chiedo è solo che tu sia anima della mia anima,

sangue del mio sangue

dentro le vene.

Che tu stia in me come il cuore mio che mai vedrò,

toccherò e i cui battiti non si stancano mai di darmi la mia vita

fino a quando morirò.

Come lo scheletro,

il segreto profondo del mio essere,

che solo mi vedrà la terra,

però che in vita è quello che si incarica di sostenere il mio peso,

di carne e di sogno,

di gioia e di dolore

misteriosamente

senza che ci siano occhi che mai lo vedano.

Quello che ti chiedo è che la corporea passeggera assenza,

non sia per noi dimenticanza,

né fuga, né mancanza:

ma che sia per me possessione totale dell'anima lontana,

eterna presenza.


Pedro Salinas